I dieci libri più belli di sempre 2 - Opinioni di un clown

Qui si apre un discorso a parte: non si tratta solo della storia (che comunque è affascinante e fa riferimento spesso all'altra storia, quella con la S maiuscola, nella Germania degli anni Settanta) o della capacità dello scrittore di catapultarci in un'altra realtà  in un altro tempo (e in questo Heinrich Böll è un maestro). Questo per me non è solo uno dei libri più belli che abbia mai letto, ma quello in cui ho trovato il mio gemello: Hans per me non è solo un clown, è il "mio" clown, quello che lui pensa e sente corrisponde perfettamente alla mia visione del mondo e al mio modo di sentire. L'unica cosa che non condividiamo è l'astio e il biasimo nei confronti dei genitori ma per il resto siamo molto simili.
Leggere e rileggere questo libro è stato come guardarsi allo specchio o come osservare un ritratto cubista, ogni sfaccettatura, ogni singolo frammento viene scomposto e ricomposto in prospettive diverse ma compone comunque un unico irripetibile e complesso, dove nulla è scontato. Ho amato Hans, la sua testardaggine, il suo amore ostinato, la sua coerenza senza compromessi, il suo rifiuto di obbedire alle logiche del Potere, che sia politico o religioso. Ho amato ogni suo tentativo di ritrovare Maria, di convincerla che la sua è stata la scelta più semplice ma non più giusta, che aver rinunciato all'amore per la stabilità economica e sociale per far parte di una comunità religiosa ricca e potente non la porterà alla felicità. Sullo sfondo la consapevolezza che tante persone coinvolte in atti criminali durante la Seconda Guerra Mondiale fanno ancora parte della società tedesca, a volte addirittura in ruoli chiave, l'amara constatazione che è l'ipocrisia a muovere la maggior parte dei rapporti interpersonali, che riguardino gli affetti, il lavoro o la comunità in chiave più ampia.
Quante volte chiudendo questo libro ho desiderato prendere il treno, scendere alla stazione di Bonn, uscire dall'ingresso principale e sedermi lì, sui gradini, accanto ad Hans, per farlo sentire meno solo. Per ringraziarlo di avermi fatto sentire meno sola.

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