Alfredo e Violetta alla finale di Amici
Ieri sera mi é tornata in mente una scena di "Ossessione", uno dei primi film di Visconti che studiavo per l'esame di Storia del Cinema: il marito della protagonista partecipa ad un concorso lirico, in un bar di provincia si riuniscono questi uomini che di giorno fanno i meccanici, i contadini, gli allevatori (siamo negli anni Quaranta) e gareggiano cantando le romanze più famose con grande passione. Sì perchè le nostre opere per decenni sono state amate e ascoltate in tutto il mondo ma soprattutto qui, dove sono nate ed erano conosciute nei minimi dettagli anche tra i ceti sociali più bassi. Interno del Teatro della Luna di Assago, sabato 21 aprile, va in scena La Traviata: spente le luci ed entrato il direttore d'orchestra decine di display di cellulare mi guardano da ogni direzione. La signora seduta dietro di me aspetta che la musica inizi per spegnere il suo telefono che, naturalmente, trilla una bella musichetta per salutarci tutti. Qualcuno più sventato lo lascerà acceso per allietarci più tardi durante altre esecuzioni. Dopo ogni scena clou il pubblico in sala applaude, interrompendo il fluire armonioso della musica che andrebbe ascoltato senza interruzioni. Gli attori sembrano compiaciuti, anzi spesso sono proprio loro a cercare l'applauso. Ad un certo punto mi sento entrata in un incubo e mi chiedo se sta per uscire Maria De Filippi ad annunciare che il televoto è aperto e possiamo scegliere e consacrare al successo il nostro concorrente preferito. Alla fine le mie vicine di poltrona sentenzieranno che Verdi è decisamente meglio di Puccini perchè è "più movimentato" e si dirigeranno al pullman che le riporterà a casa, soddisfatte perché davvero non pensavano che La Traviata fosse così bella...saà stato allora che ho rimpianto i palchi della Scala? e con essi il silenzio rispettoso che permea sempre il nostro teatro lirico più famoso, quasi che fosse parte integrante della scenografia di ogni concerto e di ogni rappresentazione, i cellulari spenti e dimenticati in fondo alle borse, la gente venuta ad ascoltare e non a scambiarsi le ricette per il pranzo della domenica. Ho rimpianto gli uomini semplici di Visconti, persone non istruite ma mosse da una passione autentica, quasi una venerazione e ho pensato che sarebbe bello che la cultura arrivasse ancora oggi a toccare davvero il cuore di tutti, se solo spegnessero il cellulare e accendessero il cervello.
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