La treccia di L. Colombani: la disarmante bellezza del coraggio.

Lo capisci subito quando un romanzo è scritto da qualcuno che nella sua vita ha lavorato nel mondo del cinema. 

Laetitia Colombani é anche regista e sceneggiatrice e ne La treccia questo traspare ovunque: la narrativa scorre fluida come i fotogrammi di un film, mentre leggi riesci ad immaginare le tre protagoniste immerse nella loro vita, le loro case, i luoghi in cui lavorano, quello da cui scappano.

Smita, Giulia e Sarah sono tre donne di età diversa, che abitano in luoghi distanti fra di loro e che ad un certo punto si trovano ad affrontare la paura: la paura che il destino della propria figlia sia segnato dall'umiliazione e dalla povertà; la paura del fallimento dell'azienda familiare; la paura che la malattia vinca una battaglia troppo a lungo sottovalutata. 

Temevo che questo romanzo mi avrebbe portata troppo vicino allo sconforto, alla desolazione di tre destini segnati dalla sconfitta. Ma La treccia non è questo, anzi. La paura può paralizzare, oppure può generare il suo opposto: il coraggio. E il coraggio genera l'audacia, la forza di tagliare con il passato e fare leva su ciò che ancora può muoverci: il desiderio di vivere.

La fuga di Smita, l'ostinazione di Giulia, la rinascita di Sarah le portano ad incrociarsi, si potrebbe dire perfino a toccarsi, seppure senza saperlo e senza mai conoscersi. Lo stesso fanno con le nostre emozioni, fino a farci ricordare che esiste sempre una seconda opportunità e dipende da noi, dalla nostra tenacia e dalle nostre scelte. 




 


Commenti

Martine ha detto…
tout à fait d'accord, c'est une histoire pleine d'espoir et de courage.
Belle et bonne lecture à tous ceux qui voudraient lire ce livre.

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