Perchè tutti gli anni in questo periodo rileggo il "Canto di Natale" di Dickens
Mi viene da pensare che siamo tutti un po' come il vecchio Scrooge: chiusi nelle nostre case o seduti alle nostre scrivanie, non riusciamo più né a vedere né a capire i sentimenti di chi ci sta intorno. Scrooge è avaro, asociale, ricco ma solo, lo spirito del Natale lo disturba perchè pensa che le persone siano tutte intente a pensare a cose futili, come il pranzo con i parentio i regali.
Ha un nipote che vorrebbe conoscerlo e frequentarlo ma si ritrae, ha un impiegato poverissimo ma con una famiglia meravigliosa che gli perdona anche la sua tircheria.
Ma soprattutto ha tanti pesi sul cuore. I fantasmi del Natale passato, presente e futuro, che gli fanno visita a turno, gli ricordano che ha avuto un passato, degli ideali, un amore trascurato per avidità e ambizione e poi perso, un dolore ancora vivo causato dalla morte in giovane età della sorella più amata. Tutto questo ha saldato il cuore di Scrooge in una corazza inespugnabile, ma c'è qualcosa che può smuoverci più del buon esempio, più dell'amore ed è la paura. Il nostro eroe, se così possiamo chiamarlo, non cambia solo perchè si rende conto che ha perso per la strada tutti i suoi desideri ma anche e soprattutto perchè ha paura di morire solo e dimenticato da tutti. Non è un buon motivo forse? Beh certo magari non è quello che ci aspetteremmo, molti si convertono nella vita e affidano alla fede il merito dei loro progressi, ma in una sola notte cosa possiamo pretendere dal povero Scrooge? In fondo sorridiamo con lui quando lo vediamo ad una festa con i suoi primi datori di lavoro, gente cordiale e generosa che ogni Natale lo faceva sentire in famiglia organizzando una cena e un ballo per tutti i dipendenti. Soffriamo per lui quando la sua fidanzata si allontana dopo aver tentanto per l'ultima volta di smuovergli la coscienza. E abbiamo pena di lui quando scopriamo che dopo la sua morte hanno depredato la sua casa portandogli via ogni cosa, senza il minimo rimorso. Poi in parallelo alla sua storia c'è quella del suo impiegato, Bob Cratchit, l'unico che sembra garantirgli comprensione e che non si ferma all'apparenza. Eppure Bob ha tanti problemi: una famiglia troppo numerosa da mantenere, ma legata da un amore profondo e un figlio con un grave problema ad una gamba, forse il personaggio più dolce e angelico del romanzo, Tiny Tim.
E' a lui che il vecchio avaro si affeziona più che a tutti, seguendolo nella sua semplicità di bambino e probabilmente invidiando il calore che sa diffondere nei cuori di chi gli sta accanto. E' la sua morte vista nel futuro che scatena il completo rifiuto di quanto sta accadendo e spinge Scrooge a chiedere ai fantasmi come fare a cambiare il corso degli eventi.
Quando tutto sembra essere finito e il grande incubo si è interrotto invece della bara Scrooge trova ad aspettarlo una giornata appena cominciata, quella di Natale!
Ora che tutto è chiaro e il suo cuore si è finalmente aperto il passato viene lasciato alle spalle, con le sue delusioni e suoi fallimenti, è ora di pensare agli altri e di renderli felici con piccoli grandi gesti.
Scrooge ha trovato il vero spirito del Natale e nella condivisione con gli altri si sente finalmente meno solo.
In fondo Dickens non è mai stato un rivoluzionario che parlava alle masse, ha sempre raccontato di storie al limite, povertà, orfanotrofi, bambini abbandonati a se stessi ma è sempre stato sorretto da un ottimismo di ferro, dovuto alla consapevolezza che l'uomo può e deve migliorare la situazione propria e altrui, partendo prima di tutto da se stesso.
Ha un nipote che vorrebbe conoscerlo e frequentarlo ma si ritrae, ha un impiegato poverissimo ma con una famiglia meravigliosa che gli perdona anche la sua tircheria.
Ma soprattutto ha tanti pesi sul cuore. I fantasmi del Natale passato, presente e futuro, che gli fanno visita a turno, gli ricordano che ha avuto un passato, degli ideali, un amore trascurato per avidità e ambizione e poi perso, un dolore ancora vivo causato dalla morte in giovane età della sorella più amata. Tutto questo ha saldato il cuore di Scrooge in una corazza inespugnabile, ma c'è qualcosa che può smuoverci più del buon esempio, più dell'amore ed è la paura. Il nostro eroe, se così possiamo chiamarlo, non cambia solo perchè si rende conto che ha perso per la strada tutti i suoi desideri ma anche e soprattutto perchè ha paura di morire solo e dimenticato da tutti. Non è un buon motivo forse? Beh certo magari non è quello che ci aspetteremmo, molti si convertono nella vita e affidano alla fede il merito dei loro progressi, ma in una sola notte cosa possiamo pretendere dal povero Scrooge? In fondo sorridiamo con lui quando lo vediamo ad una festa con i suoi primi datori di lavoro, gente cordiale e generosa che ogni Natale lo faceva sentire in famiglia organizzando una cena e un ballo per tutti i dipendenti. Soffriamo per lui quando la sua fidanzata si allontana dopo aver tentanto per l'ultima volta di smuovergli la coscienza. E abbiamo pena di lui quando scopriamo che dopo la sua morte hanno depredato la sua casa portandogli via ogni cosa, senza il minimo rimorso. Poi in parallelo alla sua storia c'è quella del suo impiegato, Bob Cratchit, l'unico che sembra garantirgli comprensione e che non si ferma all'apparenza. Eppure Bob ha tanti problemi: una famiglia troppo numerosa da mantenere, ma legata da un amore profondo e un figlio con un grave problema ad una gamba, forse il personaggio più dolce e angelico del romanzo, Tiny Tim.
E' a lui che il vecchio avaro si affeziona più che a tutti, seguendolo nella sua semplicità di bambino e probabilmente invidiando il calore che sa diffondere nei cuori di chi gli sta accanto. E' la sua morte vista nel futuro che scatena il completo rifiuto di quanto sta accadendo e spinge Scrooge a chiedere ai fantasmi come fare a cambiare il corso degli eventi.
Quando tutto sembra essere finito e il grande incubo si è interrotto invece della bara Scrooge trova ad aspettarlo una giornata appena cominciata, quella di Natale!
Ora che tutto è chiaro e il suo cuore si è finalmente aperto il passato viene lasciato alle spalle, con le sue delusioni e suoi fallimenti, è ora di pensare agli altri e di renderli felici con piccoli grandi gesti.
Scrooge ha trovato il vero spirito del Natale e nella condivisione con gli altri si sente finalmente meno solo.
In fondo Dickens non è mai stato un rivoluzionario che parlava alle masse, ha sempre raccontato di storie al limite, povertà, orfanotrofi, bambini abbandonati a se stessi ma è sempre stato sorretto da un ottimismo di ferro, dovuto alla consapevolezza che l'uomo può e deve migliorare la situazione propria e altrui, partendo prima di tutto da se stesso.
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